sopra ' fatti del
piacere dell'
cosa non si dee dire
poco, egli è grande assai. E questa parte del non disiderare
mi pare somma ricchezza.
Caro arei auto fosse stato vostro acconcio il
presso a me; chè non so di cui avesse auto più consolazione:
ma di quello piace a voi, rimango molto contento. Veggio che
lo staioro. Le sconce spese ch'io ho portate per lo passato,
per la
tanti ch'io il togliesse per me. Dicovi per tanto, perché il
luogo mi pare buono e dilettevole assai, egli è bene sì
buono, che m'arebbe fatto sovvenenza: ma io non sono
acconcio, nè con lui nè con persona, stare in debito; però
ch'io ho provati
troppo solleciti.
Ora quello perch'io mi puosi a scrivervi, in verità non fu
cagione la sopraddetta; ma quella ch'appresso vi dirò, ora
che ho agio. E questo è, che a questi dì, essendo solo a
tavola con
queste parole, s'io me ne ricorderò bene:
dicesti pochi dì fa, che la cagione del molto
sentiva di
preso, il quale l'ha tirato più oltre che non si pensò; e che
poi che non ha figliuoli, egli s'ha fatto uno suo
una sua mimoria dopo la morte. Io voglio tu gli dica da mia
parte, ch'io ho pensato sopra questa materia, e che io vorrei
ch'egli acquistasse uno figliuolo spirituale, il quale anzi
alla sua morte e' vedesse cominciare a far frutto: come
sarebbe, ordinare qualche pietoso luogo, a frati amici di
Dio, o altre divote persone; o qualche rilevata
abituro per l'anima, dove in sua vita e' vedesse principiato
l'onor di Dio e la salute dell'anima sua, o per rispetto di
divini ufici, o per limosine ordinate. E questo sarebbe quel
figliuolo che non morrebbe, e renderebbe il frutto nel tempo
suo.
Rispuosi a
ch'egli il proferse, ma come Iddio mi
piacque il suo pensieri, come mi piacciono tutti gli altri
suoi: e parvemi accostante alla lettera dell'ombra e della
carne, che vi sapete; la quale tanto fu bene inescata, e la
quale ancora dissi con
bene che disiderate.