Padre charissimo. Questa sera ricevetti vostra lettera e con essa una
di
a mme conviene esser costà subito forse inanzi
non mancherà per chagione neuna. E quanto dite, io per me, con
quelli modi più utili e più calti chi ssi potrà, farò la faccenda, e innanzi
mi penta la capiterò, se a voi parrà. Non sarebbe a ffare, ma per
chagione io non son potuto per faccenda stretta essere stato costà
non s'è potuta fare, io scriverrò a
spacceremo del sì o del no, sicchè doverrà rimanere per contento, come
che non s'à che ramaricare né di voi né di me, imperò più tempo fa gli
dissi che sse
questo; et come fu di vostro consentimento gli dicessi; e fu bene a
escharicho di voi e di me. Puoglisi adunche dire; e se pure dicessemi,
possogli dire più apieno della risposta mi fe' quando ciò gli dissi, sichè
in ciò altro che buono partito pilgliare se ne puote.
Della faticha e tribulatione avete mi pesa come di padre, ma con forte
animo passare si vuole, imperò a mme certissimo è che 'l paradiso in
questo mondo non sia altro ch'avere pazienza, e questa patienza ci
mena dopo la vita al vero e etternale Paradiso. Pensate che voi non
siete, pure voi anzi siete felicissimo accumunando tutti i mali ch'ànno
li uomeni e tutti i beni. Del certo buona parte del bene avete arrechare
per errata, come che questa vi sia grande ingiustitia; ma del male n'è
preso buono partito, considerato tanto huomo quanto è
fatto, sichè dovetene contentissimo rimanere, come che non dubiti sia
certo che così siete.
Altro non resta. Da poi di pocho mi sono da
Ò veduto
Àmmi risposto bene, sichè non dubito stanno tutti bene. Dio vi conservi
lunghamente. Sono vostro in ogni lato.
Fia con questa una mia alla tavola di
fare vi vada presta.
Risposto perchè c'à da fare