una mia de' 25 dì. E rispuosi in sulla vostra medesima; benchè risposta
non cadeva molto. Se non perchè io tengo qua il temone meglio ch'io
posso; però ebbi caro sapere delle cagioni del vostro indugio a
di tenere a parole tale
valente, e dissigli della vostra donna malata in letto; e come non
volavate, per certe cagioni, voi metter così ne' cammini alla pazzaresca;
e cercare dell'ombra e perdere la carne, come avvenne al cane; o voler
difendere la passera e perdere il paone, ec
nell'animo il vostro bene e il vostro cuore, quanto seppi o meglio ch'io
facesse; ancora perch'ebbi tempo, e anche egli. La risposta sua, e in fine
la sua conclusione, fu questa:
certamente, che in quanto
almeno tutte
che per voi non manca il mostrare loro le vostre
che gli è meglio a porgli la
fermò molto. Egli è da molto; e è in su' fatti; e sa fare; e ha voglia di
servire. E però vi dirò la mia risposta, che qualche cosellina sento degli
animi altrui; e so i modi di questi buon
mi pare quel che dite; e se far lo potete, così ne seguite. E penso
operare che per me si mandi; e ch'io sia morso, con dire Quando ne
verrà mai questo tuo
quale sia chi dica: De! che cosa è questa? cavianne le mani, e faciàgli
cortesia: costui non ne verrà mai a capo, tanti stroppi ha: e pur ha
rimandate le
Or,
ciò che avviene, sia per lo meglio: però che solo colui ha pace in questo
mondo, che sa esser signor di sè stesso, e vincere le volontadi non
alla volontà di Dio, e al corso del mondo ordinato da Dio. Che certo, chi
fosse suo amico, direbbe: Ch'è a me, e all'anima mia, perchè tutto 'l
mondo rovinasse? Cristo v'aiuti così fare.
Molto ho caro che monna
di tutto. -