quale mi mandate
proposito non poteono meglio venire per quello che in questa vedrete. Io v'ho
scritto per molte mie, come io sperava fare il mio convento innanzi al principio
dello
cagione, la quale m'ha fatto forza a doverlo fare. La cagione è, sì come già
v'ho scritto, io sono stato chiamato a
quale cosa a me è stato necessario fare il mio convento innanzi che
con più onore che mie virtù non meritano mille volte. Di tutto ne ringrazio
Iddio. E così domane spero partirmi, per essere in
potrò, per lo poco tempo il quale è di qui al principio dello
ciò, caro padre, l'un dì più che l'altro vi posso chiamare; poi che sì come
vostro figliuolo da chi vi cognosce io sono servito e onorato. E questo vi
scrivo pel bello servigio il quale io ho ricevuto da
ombra. Et a ciò che voi sappiate tutto; io, veggiendomi non ricevere alcuna
vostra lettera, e avendo gran necessità di spacciarmi, mandai il mio
scrivendogli la cagione per che. Onde lui veggiendo la mia lettera, mi rispuose
che da voi non avea ricevuto veruna lettera; ma perchè io non mancassi del mio
onore, sanza altro segno di
dolce stilo che fare potesse a niuno suo figliuolo. Ma io ben cognosco che
questo io non ricevo per mia cagione, imperò che da lui io non l'ho mai
meritato; perchè io non gli parlai mai, e lui ancora non mi cognosce nè vide
mai, che io sappia: sì che questo io ho ricevuto per vostro rispetto, e a voi
solo il debbo attribuire. E poi che da ogni persona la quale vi cognosce io sono
trattato come vostro figliuolo, non piaccia a Dio (anche più tosto mi tolga la
vita) che io non vi chiami padre, o niuno vostro comandamento passi. E in
questa parte al presente non mi stendo più.
Priegovi che le lettere, le quali per l'avvenire mi scrivete, le raccomandiate
sì che sieno poste in
aggravi scrivere spesso.
fare la
questa non dico. Cristo vi guardi. Fatta a dì 15 d'
Per lo vostro figliuolo